venerdì, 20 giugno 2008
ho la varicella.
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mercoledì, 18 giugno 2008
"Lassú la montagna è silenziosa e deserta. Lungo la mu­lattiera che gli austriaci costruirono per giungere nei pres­si dell'Ortigara, dove un giorno raccolsi la punta ferrata del Bergstock che è qui sulla libreria, ora non passa piú nessuno. La neve che in questi giorni è caduta abbondan­te ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai, le trincee della Grande guerra, le avventure dei cacciato­ri. E sotto quella neve vivono i miei ricordi."

Da:  "Sentieri sotto la neve"




domenica, 15 giugno 2008
Sto meglio, mi dovranno operare ma sto meglio. Mi leveranno la colecisti o cistifellea che dir si voglia.
Pare non sia così necessaria. Vivrò senza. Anche se l'idea che tolgano un pezzo di me non mi aggrada poi molto. Però.
In questi giorni un pò strani ho fatto poco e niente, ho lavorato poco e male.
Mi sono accordata con il boss per la mia dipartita. Non so cosa farò dopo. Non ancora. Ma non importa. Quando il posto dove lavori diventa una specie di prigione con sbarre a tutti i lati, non è che ci sia poi molta scelta.
Ho visto un pò di film, letto qualcosa, scritto quasi niente. Insomma mi sembra di girare un pò a vuoto. Ma è il solito "periodo".
Invece avrei tanto da fare, tanto da sentire e tanto da scrivere. Però rimane tutto dentro.
Ho voglia di viaggiare, cambiare aria. Cambiare. Sono serena. E' una decisione già presa.
E' uno di quei momenti in cui sai che sta per cambiare qualcosa e non vedi l'ora che succeda.
Intanto mi ascolto. Sto a vedere.
Vorrei tanto una bella giornata di sole per sdraiarmi sull'erba alta e pensare. Ma piove sempre.  Arriverà il sole ed io lo aspetto con ansia.


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mercoledì, 04 giugno 2008
Il pronto soccorso di una grande città, di sabato notte somiglia a un girone dell'inferno.
Erano le 3:30 quando ci sono arrivata, sono uscita alle 6:30, colica epatica. Un male terribile.
Ero seduta scomodissima sulle terrificanti seggioline metalliche della corsia.
L'ergonomia per il progettista doveva essere un'opinione. Proprio un'opinione del cazzo.
Mentre la flebo andava ho visto tutta l'umanità varia dei pazienti del sabato notte.
Tossici collassati, ubriaconi in coma etilico, gente con allergie, un tizio in mutande con un foro da freccetta sul culo....
E mentre la nuova flebo andava e non c'era più nulla da vomitare pensavo che questi posti sono tra i pochi in cui c'è un senso di comunanza e non importa cosa fai nella vita, quanto ricco sei, quanto stronzo sei.
In quel momento sei un paziente. Punto. Stai male ed hai un fottuto bisogno di aiuto.
Quel sentimento di bisogno urgente, quella necessità impellente di cura è la cosa che mi ha sconvolto di più.
Se fossi stata da sola avrei dovuto chiamare un'ambulanza per portarmi lì.
Mi sono sentita "allo scoperto", senza protezione, come se di colpo ti lasciassero in mutande alla stazione dell'autobus. Il tizio in mutande in effetti c'era.
Ora, esami in corso e possibile intervento.
Speriamo solo di rimettere i vestiti addosso il più in fretta possibile.