giovedì, 24 aprile 2008
E' l'anno delle isole.
Di nuovo in viaggio alla volta di una terra circondata dai flutti. Stavolta è la Sardegna.
Sperando nella clemenza del tempo, abbiamo avuto sole in Irlanda nel precedente viaggio, non vorrei proprio fare il contrappasso con la pioggia in Sardegna.
Sarebbe tutta da ridere.
Ma domani è il 25 Aprile.
Felice festa della Liberazione dunque, il pensiero rivolto alla memoria delle persone che la fecero con le proprie mani quella liberazione. Tralasciando le polemiche e il V2Day. Possiamo firmare o no, seguirlo o no.
Ma domani è il 25 Aprile. E il primo pensiero è fondamentale. Ed è per loro. Un loro che si fonde con il noi.
Il cuore si stringe pensando a mio nonno partigiano, al suo modo speciale di pensare e a tutto quello che questa ricorrenza si porta dietro. Sangue, sudore e lacrime. Ma anche sorrisi e voglia di vivere, di costruire. Di domani.
Pensare a loro è come pensare allo ieri e al domani insieme. Sono il nostro passato e devono essere loro la base del nostro futuro. Perché quelle speranze e quei desideri di libertà non muoiano mai e siano davvero le fondamenta per andare avanti.
Un bacio, nonno, proprio sulla fronte. In mezzo a quegli occhi svegli e attenti, che nel guardare il giorno d'oggi sarebbero certamente increduli e preoccupati.
Come se fossi ancora qui. Un bacio.
Grazie, a te e a tutti quelli come te.
Senza di voi non saremmo nessuno. Io senza di te, non sarei nessuno.

venerdì, 18 aprile 2008
Avrei voluto scrivere tante cose sul momento politico e sociale che stiamo vivendo.
Condensiamo: schifo, disgusto, sdegno, vergogna, puzza di merda, tristezza.
Per qualche giorno l'incazzatura e lo sconforto era tale per cui ogni singola persona mi si parasse davanti era soggetta e screening.
Mediamente il risultato era positivo o negativo, cioè "sì, questo ha votato quelli lì" o "no, questo di certo no". Ecco, in effetti, a sugello di quanto ci han vomitato violentemente addosso le urne, moltissimi risultavano alonati di azzurro FI e positivi al test.
Poi, nota disutile ma lievemente (campanilisticamente) consolatoria, a Torino e provincia gli alonati di azzurro sono meno di chi l'alone lo ha ma è grigio topo incazzato.
Gaudio e giubilio. Oh, sì.
Ammetto di essere tra quelli che veramente immaginano l'elettore medio di questo centro-destra _______ (da completare a piacimento con sinonimi di "idioti"). Oh, sì.
Non è che bisogna essere sempre irreprensibili a questo mondo.
C'era davvero bisogno di una svolta e la svolta c'è stata, curva a gomito e...
E via con i piagnistei e la voglia di emigrare. Falce e martello spariti e bla bla bla.
Cazzo, questo è un post pieno di luoghi comuni. Che noia.
E sia. Oh, sì.
Ora i campi nomadi saranno sgomberati e anche i venditori di rose spariranno nel nulla, se poi ci fosse anche qualcuno da malmenare anche meglio, si risparmia il biglietto per lo stadio.
Ma sì, seguiamo il coniglio azzurro per il paese delle meraviglie. E via. Oh, sì.
Ormai è tardi, piove. Oh, sì.
Resistere e resisteremo....
Oh, sì.


lunedì, 14 aprile 2008
Ma basta... pietà.

Chiedo pietà. No, dico, va beh l'alternanza eh.
Però come mai si alterna solo dal male in peggio?
Male, peggio.
Male, peggio.
Uh, 'spetta, nuova combinazione.
Peggio...tadaaaaa, male!

Domani, con maggiore lucidità, per gli insulti e le invettive.
venerdì, 04 aprile 2008

Voglio essere franca, il peso per me non è mai stato un problema, non ho ricordi di quando ero normopeso. Ero una bambina normalissima (parlo del corpo eh), poi lo sviluppo e chissà cosa ha portato il mio metabolismo a pensare che presto ci sarebbe stata una carestia molto lunga e ha cominciato a riporre riserve. Il bastardo non la smette mai, lo vedo io, il mio metabolismo, lì con il camice bianco, le occhiaie sotto gli occhialini da sapientone e la vocetta isterica: “accantonare, sususu, non si butta via niente, mettere via, opop fooorza stipare tutto…”

Sono sempre stata più o meno in sovrappeso, negli ultimi anni anche di più.

Ma, come dicevo, non me ne sono mai fatta un problema. Socialmente o personalmente, me sono sempre sbattuta.

Andava tutto più o meno bene fino a quando non mi sono veramente stancata, fino a quando il fiato è diventato davvero corto e fino a quando, cazzo, questa cosa non è diventata un handicap.

Un giro in bici o una corsetta, tre piani di scale o una passeggiata in montagna.

Tutto difficilissimo. Col tempo sempre di più un impresa.

L’unico mezzo adatto al movimento rimaneva l’acqua. Peso ridotto e galleggiamento garantito. Perfetto.


In pratica: una foca. Che sono carine e simpatiche e gli si vuole molto bene. Però.

Come per le foche il caldo è un incubo.

Proprio in un posto dove le amiche acquatiche c'erano davvero (Irlanda- Isole Aran - Inis Mor) ho deciso che avevo chiuso con questa parte di me. Ci dovevo almeno provare.

Ho determinato che mi ero stufata di essere una foca. Con tutto il rispetto per le amiche pinnipedi.

Visto che di non mangiare non se ne parla nemmeno mi sono consultata con il tizio in camice bianco che continuava a riporre e riporre, sì dai, lui, il sig. Metabolismo.

Egli mi ha deriso e spernacchiato. Ha detto: "ah, cara mia, per farmi smettere di accantonare tuuuuutte queste riserve devi sudare moooolto di più, ah."

Mi ha dato le spalle di scatto ed è tornato a riporre la colazione, carboidrati di qua, proteine di là, "tuuuuu stupido lipide dove credi di scappare.." e via discorrendo.

Così, mi sbatto da sei settimane circa, tre volte alla settimana due ore di allenamento dell'arte marziale impronunciabile (cit. Virna) in una delle sedi distaccate di questa scuola. La domenica o quando ho tempo corro, se piove faccio esercizi a casa. Rompo il cazzo alla cintura verde che vive con me perchè mi faccia ripetizioni. Tra l'altro il verde è proprio un colore per lui. Il verde. Tutto torna.

Insomma gli amici pensano che sia impazzita. Amici! Giuro, mai stata meglio.

La cintura verde, a detta sua, è fiera di me anche se ripete spesso il mantra: "ma cosa hai visto a Inis Mor?"

Ho passato tre settimane tra dolori incredibili ai muscoli. Roba da non riuscire ad alzarsi dal letto alla mattina.

Ora sono nella fase in cui riesco già a vedere i primi piccoli risultati e comincio ad imparare qualcosa.

Ieri ci han portato fuori a correre e quando temevo di non farcela più ho corso ancora. E ancora. Piano, lenta come un bradipo ma ho corso.

E, la cosa che non avrei mai creduto, in tutto ciò mi ci diverto proprio.

Un passetto dopo l'altro.

Voglio tornare un giorno nel posto con le foche e ringraziarle.

Mi porto del pesce mediterraneo per farle contente, in Irlanda i ristoranti italiani per foche non sono molto diffusi.