giovedì, 26 aprile 2007
Ma non soltanto lui. Grazie al cielo.
Però è difficile resistere all'enorme spinta dell'orrido italianish, in cui si scannerizza, si implementa, si fanno meeting di leader, ci sono exit poll e le k prendono il posto delle ch. Siamo sotto assedio
Ma non trovo giusto incolpare blog, sms e chat. Non vuol dire nulla se per fare prima in una chiacchierata virtuale con un mio amico uso "cmq" o "nn". Non significa che non si sia in grado di tenere un discorso o scrivere una frase corretta.
Invece colpevolizzo i luciferini giornalisti sia televisivi che della carta stampata. La televisione è il regno incontrastato dell'imperfetto, i telegiornali pullulano di errori e imprecisioni. E i quotidiani non sono da meno.
La nostra lingua è incantevole nella sua completezza. Non sono contro l'uso della lingua inglese. Purchè essa non giunga a elidere intere pagine di dizionario italiano.
Ma diamine.
Dateci un vademecum dell'Accademia della Crusca, ridiamo in faccia al call center inbound!
Ha ragione mia nonna a non cedere a questi lestofanti. Lei prende un cordiale e si mette il paltò e la blusa. Legge i rotocalchi e va in villeggiatura. Le autovetture familiari sono giardinette.  Prende il tassì e l'aeroplano. Al governo è zeppo di baluba e io non ho un ragazzo. Ho una simpatia.
E non portate i cappelli sulle ventitrè.
Capito?
Zuzzurrelloni!
domenica, 22 aprile 2007
Sono a Fano, hotel Blu marina camera 118, vista mare.
É "solo" l'Adriatico.
Ma è Mare. La salsedine e il vento fresco lo provano. Ci sono piccole onde nervose che scrosciano a pochi metri. Una spiaggia di piccoli sassi tondeggianti completa l'acquarello del piccolo pittore immaginario che alberga nella mia mente. 
Riempio i polmoni, colgo l'occasione, chissà quando rivedrò il mare, chissà quando. Riempio i polmoni finchè posso. Finchè tossisco per il troppo pieno.
Mi domando come deve essere vivere in riva al mare. Probabilmente ci si abitua. Come ci si abitua a tutto. Però, quei 5-6 anni di vita in più mi sa che li assicura. Mi segno di guardare le statistiche delle età.
In ogni modo. Sono qui per un corso di formazione di una ditta di qui. Noioso e pallosissimo.
Ma il mare AGGRATIS...
Al corso ci sono personaggi di ogni genere, tra cui un signore sulla sessantina, dall'accento parrebbe romano. Ma vive in Sardegna. E lavora tra la Sardegna e la Corsica e insegna anche all'università. Penso immediatamente di segnarmi il nome per mandargli un curriculum.
Il figlio del capo logorroico e rompini imperversa come da copione. Durante il lungo viaggio in treno non mi ha lasciato quasi leggere per ascoltare l'immonda orda di parole che, piuttosto inutilmente, provava a riversarmi addosso. Non è cattivo, solo un ragazzino troppo cresciuto, troppo viziato e troppo in molte cose. però è proprio a lui che devo i soldi che pagano le mie bollette. E quindi il rapporto di bieca sudditanza mi tiene buona e ferma.
Intanto lunedì prossimo arriva la nuova macchinina in sostituzione della vecchia carcassa che oramai è ridotta ad un piccolo cubo simile ad un dado da brodo per cyborg...
Così magari la combo macchina+estate potrà portare weekend più felici e, dio volesse, più mare per il mio pittore mentale.
Ma ora sono qui, su questo balcone vista mare e mi ci potrei anche abituare.
Oh, se potrei.
Così immagino la spiaggia piena di ombrelloni e gente, la puzza di cocco dei solari e bambini urlanti. Così sarà meno dura prendere quell'eurostar domani.
Intanto una doccia calda e un fritto di pesce possono aiutare, e  (sia ringraziato "via col vento") domani è un'altro giorno.
by Desmentera | commenti (5) | commenti (5)(popup)
Link | categoria:me and you and everyone we know
martedì, 17 aprile 2007
La primavera ti entra nelle ossa, che ti piaccia o no. E, per carità, mi piace eh.
Però insieme a questo arrivo parte anche la voglia per tutta una serie di cose. Tra queste lo stare davanti ad un pc. Così lo sto facendo poco in questi giorni, e penso ad andare, ad andare andare e ancora andare.  E mi viene voglia di musica dal vivo, concerti all'aperto, caldo, zanzare e canzoni. Mi viene voglia di grigliate all'aperto e vino fresco. Di amici gioviali e compagnoni. E mi viene in mente in continuazione l'aria calda e profumata della corsica. Era solo l'agosto scorso ma mi sembra un lustro.
Così come mi paiono lunghissime le ore in ufficio. Così come mi sembra piccina la finestra che guarda la strada. 
Sono troppi pensieri per un giorno d'aprile. Forse vorrei che piovesse per avere giustificazioni maggiori, per avere un fottuto alibi. Ma non ho alibi o moventi. Sono solo stanca. Stanca morta.
Ma fuori c'è il sole, è caldo. E' aprile. Ci sono i fiori.
Domani parto per andare a seguire un piccolo corso per il lavoro. Mi recherò vicino a Fano, quindi vedrò il mare. Ne potrò sentire l'odore. Se quel palloso cabinotto mal riuscito che ho come capo (non il capitano ma il figliolo prediletto dello stesso, secondo in comando) avrà la decenza di tacere per più di dieci secondi sarà anche divertente.
Ma devo piantarla, lo so. Poi divento lagnosa e scrivo solo cose tristi, come mi ha detto la mia amica e professoressa emerita Paturnia.
Vado a mangiare, che mi mette sempre allegria e gaudio.
Che poi è Aprile eh. Si sa.
Aprile, tanto piange quanto ride.
by Desmentera | commenti (3) | commenti (3)(popup)
Link | categoria:me and you and everyone we know
martedì, 10 aprile 2007
Volevo scrivere un post sul piccolo viaggio in Alto Adige, ma sono pigra e depressa dal ritorno a casa. Così scrivo solo queste poche righe per dire che mi sono divertita moltissimo e sono stata bene. Guardare negli occhi persone a cui vuoi bene è davvero impagabile. Abbracciarle lo è ancora di più.
Non sono le case, le chiese e le montagne, non sono le città o le distese di meli in fiore. Sono loro le bellezze del luogo. Sono meravigliosi.
Grazie di tutto bolzanini. Vi voglio bene.



P.s. Per Falloppio: Questo sì che è un casco!

by Desmentera | commenti (9) | commenti (9)(popup)
Link | categoria:me and you and everyone we know
mercoledì, 04 aprile 2007
Notte da incubo, ieri notte. Erano anni che non provavo una simile ansia. Il terrore. Di solito ricordo poco i sogni, soprattutto quando non sono tranquilla e non posso svegliarmi quando voglio. Direi quasi che non sogno ma so che è una cazzata. Bene, ieri notte, invece l'incubo era talmente angosciante che mi sono svegliata e non sono più riuscita a prendere sonno. Avevo paura. Quando è il tuo stesso cervello che ti mette paura sa proprio come farlo.
Non riesco a capire la funzione degli incubi. I sogni, pare,  servono a mettere a posto dentro la testa, a riorganizzare, valutare e risistemare le cose. Per questo dormire e sognare è tanto importante. Io lo dico da sempre, fatemi dormire, sarei meno incasinata e meno fastidiosa.
Che poi, volendo proprio andare a guardare, perchè preoccuparsi. In fondo tutto sta andando a scatafascio. Non è detto che tra 10/15 anni il mondo che conosciamo oggi sia ancora lo stesso. Riscaldamento globale, petrolio che finisce, potenze globali che non si sa che fine faranno, tracolli economici in vista. Siamo alla fine della nostra era?
E allora divertiamoci, godiamocela. Perchè preoccuparsi. In fondo le candele mi piacciono. So anche produrle.
Stamattina uscendo di casa ho preso lo slavandone peggiore degli ultimi anni, non ero preparata, lo scooter non era preparato.
Così mi sono bagnata fino al midollo. Mentre sul casco mi picchiettava forte la pioggia pensavo ai cartoni animati giapponesi di quando ero piccola (ma anche dopo eh), la pioggia lì nei cartoni è sempre come quella di oggi qua, goccioloni veloci e cicciosi che si scontrano con forza con i loro amici già in terra, quando cadono su una pozza succede come se un piccolo meteorite fosse piombato giù dal cielo. Sul casco picchietta la pioggia, dentro il casco suonan le fedelissime cuffiette e passano in rapida sequenza marlene kuntz, the organ, muse e the strokes.  Pic pic tum tum. Sono arrivata, sono fradicia che faccio schifo, il collega antipatico mi schifa e mi dice di entrare dal lato del magazzino, non lo cago e entro dal solito ingresso gocciolando ovunque. Si fottesse. Mollo la roba da strizzare nel bagno e mi ficco sotto l'asciugatore per le mani. WHHHHOOOOOM sommesso e mi riscaldo.
Che mi frega. Perchè preoccuparsi.
Pic pic tum tum la musica continua nella mia testa. Canticchio.
Venerdì vado a Bolzano a trovare gli amici Aenima e Paturnia, e come sempre saranno bei giorni e bei momenti, penso a questo e canticchio.
Pic pic tum tum.
Continua a piovere, anzi a diluviare, tra poco esco per la pausa pranzo. Quasi mi piace l'idea di buttarmi di nuovo sotto la doccia.
Che mi frega. Perchè preoccuparsi.
domenica, 01 aprile 2007


La nostra società fatta di soldi e merda
che uccide i sogni, vende guerra
possiede il nulla, sputa per terra
non ha vergogna la nostra società
fatta di gente uguale che non è uguale
ma ugualmente adora sentirsi tale
la nostra società, un buco profondo
dove il nero è più nero
del buco del culo del mondo.

La nostra società protetta e sicura
dove tutti son felici, dove tutto fa paura
nella nostra società dove gli artisti
e i poeti muoiono nel fango
quando non sono ciechi.

La nostra società ricca
di macchine intelligenti,
cervelli ammuffiti
e droghe sempre più potenti
in questa società dove la gente è pulita
e crede che sia giusto sacrificarsi in vita.

La nostra società piena di santi e croci,
di immagini divine, di mille mute voci
in questa

società di eroi al supermercato, di plastica e petrolio, di odio colorato.

Negli occhi della gente che osserva il proprio rito, e ripete tutti i giorni
lo stesso gesto smarrito
dovremmo avere tutti
un po’ di sprezzo del potere,
farci arrestare tutti,
riempire le galere.

Siamo solo dei mammiferi
o un insieme cellulare
su una fetta di terra
che non smette di girare
e non sappiamo come fare
a sopportare il nostro corpo
e il nostro battito del cuore.

Finché nel cielo aperto
non riprenderemo a volare

non ci daremo per vinti
continueremo a sognare
ma un sogno reale, che rompa i coglioni
che svegli tutti quanti
dai loro sonni buoni.

Hai bisogno di comprare,
hai bisogno di vedere
hai necessità di vivere e uccidi per potere.
Hai bisogno di un bisogno
che ti faccia essere parte
di questa società,
dove tu sarai il più forte.

Siamo solo dei mammiferi
o un insieme cellulare
su una fetta di terra
che non smette di girare
e non sappiamo come fare
a sopportare il nostro corpo
e il nostro battito del cuore.

Non sappiamo come fare
a sopportare il nostro corpo
e il nostro battito del cuore.