venerdì, 23 febbraio 2007

Prima di tutto devo mettere dei punti fermi:
  • Laura Dern è perfetta per tutto il film.
  • I titoli di coda sono i migliori visti da molto, molto tempo.
  • La scena di Pomona (non dico altro per evitare spoiler) è oltre. Stupenda.
  • Lynch un pò mi sta antipatico, dai tempi di Twin Peaks, anzi no, dai tempi di The Elephant man. Anzi no, mi sta un pò antipatico perchè George Lucas, offrì a Lynch l'opportunità di dirigere Il ritorno dello Jedi, ma lui rifiutò. Tsk. Pazzo.
Detto questo, possiamo continuare.
INLAND EMPIRE è un viaggio nella mente.
Infatti il sottotitolo italiano recita: "L'impero della mente"
E così come nella realtà della mente umana, non ci si capisce poi molto. E' un film che ho trovato stancante, ma proprio stancante dal punto di vista fisico. Gli occhi seguono i movimenti di macchina, osservano i primi piani, guardano la qualità scarsa dell'immagine, le luci.
Le orecchie sono prese da stridii, musiche, urli, dialoghi che colano come marmellata troppo densa.
Il resto del corpo sta lì, seduto su di una poltrona, chiedendosi perchè il padrone gli impone una ferma di tre ore.
Ma la testa viaggia. Uh, se viaggia.
E, purtroppo, non è detto che viaggi nella direzione corretta. Non è affatto scontato che si riesca a capire qualcosa di questo film.
E mentre si cerca di dare un senso a tutto quello che si vede, il film continua a correre in mille direzioni creando un dedalo di situazioni in cui è poi difficile cercare almeno uno dei percorsi.
Quasi pensi di aver capito qualcosa,  sottolineo qualcosa, come per magia appaiono degli uomini con teste di coniglio. Una sit-com di uomini coniglio. E ciao, si riparte alla ricerca di un senso.
Scopro solo dopo, ravanando (va beh mi si passi il brutto termine) in rete, che la sit-com sui conigli era un progetto dello stesso regista esclusivamente on-line. Non che questo aiuti a dare un senso. Però.
E' Lynch. Ma un Lynch all'ennesima potenza.
Credo ci possano essere milioni di interpretazioni di questo film.
Credo che si possa vedere molte volte e ogni volta aggiungere un senso nuovo a tutto.
Però bisogna averne voglia. Bisogna essersi davvero appassionati a quello che si è visto.
Se no, dopo qualche tempo in cui si pensa ancora al film e alla,  uso una parola forte, trama dello stesso il cervello lo cataloga sotto la categoria "video arte non compresa ma vista" e passa oltre.
Il sospetto che l'autore si stia divertendo a prenderci in giro è preponderante. E forse, neanche del tutto errata.
E' un film invalutabile, enorme.  Capolavoro, porcheria? Non lo so. E' impossibile da dire. Mi siedo sul bordo e aspetto che il tempo faccia la sua parte. Chissà.
Certo è che si esce dal cinema e non si scorda immediatamente quanto si è visto (cosa non comune di questi tempi), però bisogna sbrigarsi prima che il cervello faccia ordine. La "video arte non compresa ma vista" è in agguato.

 

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giovedì, 22 febbraio 2007

Ora, di parole se ne son sprecate tante, troppe.

Lasciamo perdere i due idioti di ieri.

Lasciamo perdere che il Prodi bis con i centristi sarà (se sarà) una cosa pietosa e vomitevole.

Lasciamo perdere che se torna il nano non so davvero cosa sarà della mia sanità mentale.

Parliamo di una cosa: Giulio Andreotti.

Highlander-Poster1

Come è possibile?

E' proprio vero che l'erba grama non muore mai.

 

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martedì, 20 febbraio 2007
Mi sento come se avessi il mare dietro gli occhi
e si stesse alzando la marea
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giovedì, 15 febbraio 2007
Una serie di personaggi stereotipati. Ma non solo nella mia testa. Ma non perchè sono cattiva. Era proprio così. Forse anche io sono stereotipata. Stereocostipata. Buh. In ogni caso mi son trovata al tavolo con 15 sconosciuti. Alcuni credo di averli di nuovo dimenticati. Li avevo rimossi dai tempi delle medie. Sono di nuovo scomparsi.
Ma alcuni.

Il gangster
Questo ragazzo era il teppistello delle case popolari, più grande di tutti noi di qualche anno, super-ripetente, cattivissimo, bullissimo. Non finì la seconda media. Non perchè fosse stupido o chissà. Era incasinato, una famiglia devastata, genitori inesistenti, fratellini piccoli a cui fare da genitore.
Un quadretto che altro che teppistello si diventa. Quel pirla di Eminem non è nessuno in confronto. Altro che 8-mile. Tsk.
Ora il teppistello sembra un gangster,  il classico sicario. Vestito di bianco e nero, scarpe lucide, macchina figa, lucida pure quella. Collana e capelli lucidi pure quelli. Quello che in un film qualunque di Tarantino sarebbe: un fottuto killer del cazzo.
Ci faccio due parole, non abbiamo molto da dirci. Non avevamo molto da dirci già nel '93 figuriamoci ora. Sorride molto ed esce spesso a fumare. Ricorda perfettamente tutto e tutti.

Il ciarlone
M. era così già alle medie, occhialuto, piccino,  minuto e un sacco ciarliero. Ora è sposato con due figli. Fa il tassinaro e parla... parla... parla. Mi chiama ancora per cognome. E' simpatico, ignorante come una scarpa ma tremendamente bravo a intontire le persone con le ciance. Mi piace più di quando aveva 13 anni. Fuma un sacco e ride molto.

Il tamarro
G. era così già alle medie, grande grosso e tamarro. Faceva il capetto e parlava ad altissima voce. Ora è identico, solo pelato e più grasso. Gli anni con lui non sono stati per niente clementi. Ma proprio per niente.
Mi indica e dice a voce altissima: "ma tu?? tu cosa fai adesso??? tu avevi cominciato una scuola strana e poi che cosa hai combinato?? "(la scuola strana era l'istituto tecnico industriale per periti chimici)
Rispondo imbarazzata. Rido di cuore. Con lui si usciva in compagnia insieme, un amico comune di allora è ancora oggi un mio grandissimo amico. Parliamo di lui. Poi si gira verso gli altri e ricomincia a fare il tamarro.

Il secchione
Simpatico, era timido e con degli spessi occhiali, mi è sempre piaciuto anche se non eravamo molto amici. So che ha fatto economia e commercio ed ora lavora in banca. Si occupa di finanziamenti. Mi sembra ancora lo stesso di una volta, solo meno timido ed in procinto di sposarsi. Tanti auguri. Complimenti per le lenti a contatto.

La bella
La carina della classe è ancora molto carina, anzi ora è davvero bella. Solo che è triste. E si vede molto.

La scemetta
Vocina da oca e cervello piccino, tal quale. Ma con due figli.

Vari ed eventuali
Altri. Ridono e fanno come se ci conoscessimo. Non è vero.

E io?Io non so cosa hanno pensato loro di me. Poco mi importa in realtà. Io non sono la stessa del lontano '93? Ci somiglio? Sono invecchiata male? e' possibilissimo.
Quello che è certo: le rimpatriate sono una vera cazzata. Ipocrisia allo stato puro.
Il giorno dopo ho detto alla mia amica schiettamente quello che pensavo. Mi ha detto che sono stronza.
Ok. Lo sono.
Uff.

(fine )


domenica, 11 febbraio 2007
Ieri sera ero in pizzeria a festeggiare il compleanno del mio fidanzato, compagno, convivente, ragazzo o come diavolo lo si vuol definire (pacsettaro mi pare brutto) con i suoi parenti.
E già questo fatto pareva mediamente avvilente.
Ma, tutto sommato,  sono ormai abituata e cerco il buono in ogni serata di questo genere (la pizza no, faceva schifo), ieri  è stata particolarmente assurda. Chi di dovere aveva comprato una splendida torta con straterello di sfoglie di cioccolato e tutti gli altri optional della perfetta torta di compleanno. Arrivati in pizzeria la supertorta è stata consegnata alla cucina per essere posta in frigo. Da allora non l'abbiamo più rivista.
Tra una fetta di pizza (schifosa) e l'altra (altrettanto schifosa) il tempo vola e presto è il momento della torta. I camerieri giungono chiedendo quale sia la nostra  (evidentemente non era la sola nella cella frigo), alla risposta "quella con il cioccolato sopra" sembrano innervosirsi. Si chiudono a capannello e parlottano fra loro. Cominciamo tutti a temere il peggio. Ed infatti, il capannello invia un emissario a informarci dell'accaduto. La nostra torta è stata data ad una altro tavolo con lo stesso numero di persone. Dopo breve discussione chiediamo che per lo meno ci portino quella degli altri (bastardi che si son mangiati la nostra senza proferire parola).
Quando arriva la supplente per poco mi metto a piangere dal ridere.
E' orribile, piccolina, addobbata con delle specie di morositas già ciucciate sopra e con una bella scrittina: "BUON COMPLEANNO ENZA".
Così il festeggiato comincia a essere sbeffeggiato e chiamato continuamente Enza, con tutte le rime del caso.
Ci inviano una camerierina nuova di pacca per porzionare la torta di Enza.
Svolge il suo lavoro su un carrellino vicino al nostro tavolo e comincia a porgerci i piatti.  Sorridente, seria e con una voce vagamente simile a quella di paperina, chiede: "Chi di voi è Enza?".
L'atmosfera perde anche quell'ultima goccia di serietà che era rimasta e diventa un delirio. Ci facciamo portare una buta (a gratis ecchecazz) di spumante e inneggiamo alla beneamata Enza. Esco vagamente brilla e ridanciana e siamo a casa per mezzanotte. E lì avrei dovuto capire che un buon libro o un giro su internet sarebbe stato un bel modo di finire la serata.
Invece ho chiamato la mia amica che nel frattempo era andata a una terrificante rimpatriata delle medie. Mi aveva chiesto di chiamarla ma potevo far finta di nulla no?
Io e lei abbiamo fatto elementari e medie insieme ed è, a distanza di 20 anni, la mia migliore amica. Probabilmente la sorella che non ho mai avuto. Completamente diversa da me, quasi incompatibile si direbbe. Invece no.
Lei è lei, io sono io e insieme stiamo benissimo.
L'ho raggiunta alla terrificante rimpatriata. Io non ricordo mai nessuno di persone che non vedo da decenni, poco i visi e pochissimo o niente i nomi. Così sono entrata nel locale e ho trovato un mucchio di sconosciuti che parlavano con la mia amica. Qualcuno mi pareva una faccia conosciuta altri davvero erano estranei alla mia memoria. Loro invece di me ricordavan tutto, nome, cognome, indirizzio, scuole frequentate dopo, persone e amici, genitori.
Mi sono vergnognata per qualche minuto.
Poi seduta lì in mezzo agli estranei ho cominciato a guardarli tutti, a vedere.
Il piccolo teppista diventato adulto gangster, il cretinetto ciarlone diventato un tassista ciarlone, il buzzurro caciarone diventato buzzurro caciarone, la ragazzina bruttina diventata una bella ragazza.
Un'orda di personaggi stereotipati.
Reali.

[...continua...]

giovedì, 01 febbraio 2007
Sono vittima e spettatrice di numerosi assedi. 
Sì, io la vedo così. Eccone alcuni.

1° assedio

Ogni mattina (UOOO UOOO UOOO) guardo orde di mastodonti di metallo accompagnati da più piccoli soldatini di plastica e ferro lanciarsi alll'attacco, in ordinata fila, alle porte della città.
Io vado verso fuori, loro cercano (invano) di entrare dentro.  Formano una fila lunga mediamente sui 500 metri ma che a volte, soprattutto col favore delle invernali tenebre, diventano chilometri.
Al mattino sembrano disordinati e stupidi, io saetto dall'altra parte con sguardo fiero e baldanzoso.
Sono precisi nel loro essere devastanti la sera, quando io vado verso dentro e loro continuano a cercare di andare verso dentro.
Con la mia fedele cavalcatura smilza (almeno lei lo è) passo attraverso, sotto, di fianco, sul marciapiede, sulla doppia striscia continua, ovunque.
E penetro nella città, vinco l'assedio, giungo al maniero.

2° assedio

Ero assediata dal virus dell'influenza. Solo che non mi passava in fretta come al solito. Così sono andata a dar battaglia alle nonnine nello studio medico. Il mio dottore (ed è il mio dottore di famiglia da lunghissimo tempo) non mi ha mai visto. Gli ho raccontato che avevo male di qua e di là e non mi passava. Mi ha fatto fare un esame del sangue e delle urine. Stasera gli ho portato gli esiti. Mi ha guardato da sopra gli occhiali e ha riso. Un tipo simpatico il mio dottore.  Mi ha detto "signorina, lei è sotto assedio". E lì mi è partita la brocca verso ameni lidi, mi vedevo il tipino barbuto di "Siamo fatti così" a dirigere le difese e i brutti ceffi dall'altra parte.

In ogni modo, sono assediata dall toxoplasmosi e pure da un qualche genere di batterio nelle vie urinarie. Cristo santo, sono dappertutto. Sporchi musi gialli.

3° assedio

Il mio al Capitano, vinto.
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