martedì, 26 dicembre 2006
Ieri sera ho ri-visto Lisbon Story di Wenders e mi è venuta voglia di andare a Lisbona di corsa.
Invece, e non che mi lamenti eh, domani parto con la mia macchina rottame alla volta di Parigi. E' il mio personale pellegrinaggio.
Ho preparato itinerari, mappe, guide. Ma so che quando sarò lì non farò niente di quanto programmato e mi aggirerò casualmente sapendo solo da dove sono partita la mattina e dove, forse, devo tornare per dormire la sera. Tirerò giù un sacco di cristi per quando costano le toilettes e per quanto fa schifo il caffè. Mangerò Pain au chocolat e quiche fino a stare male, tanto per tirare ancora cristi sui costi delle toilettes pubbliche.
L'ultima volta il posto in cui tornare era il Bois de Boulogne. Stavolta è il Bois de Vincennes. Più o meno. Insomma. Qua.
Ho anche comperato una taccuino-guida su cui annotare cose. Devo essere stata presa da un raptus di compreria a furia di vedere gente impazzita per gli acquisti natalizi. Ma è finita eh. Sono di nuovo tirchia.
Nulla d'altro. Solo una voglia matta di partire, andare lì, salutare l'anno vecchio e dare il benvenuto al 2007.
Quindi, buona fine e buon inizio.
Ci vediamo l'anno prossimo.

Un abbraccio a tutti. :-*

BUONE FESTE
venerdì, 15 dicembre 2006
Il freddo è arrivato di colpo. Ed è stato un duro colpo. Dritto in faccia.
Immagine gelida. Scooter diretto verso fuori città. Zona industriale di Strada del francese, Borgaro Torinese. Casco da pochi soldi che non si chiude. Fretta del diavolo. Velocità massima del povero 125. Occhi che lacrimano. Il gelo che ti prende alla testa, sensibilità delle sopracciglia azzerata.
Ore 9.00 di giovedì scorso, 7 Dicembre. Giungo a destinazione in orario. Incredibile. Come il freddo.
Entro, mi fanno aspettare. Arriva il capo. Mi fa un'impressione a metà tra il disgusto e l'odio. Esattamente il tipo di persona che ti aspetteresti come capo di una ditta.
Mi offre il caffè guardandomi come se fossi un essere mitologico catapultato nella sua azienda. Chessò una echidna oppure un
Jötunn. Ma mi fa salire nel suo ufficio.
Entro e mi ritrovo in una ambientazione da tolda di nave. Ok, mi dico. Questo è fuori come un balcone.
Mi inizia a fare un lungo discorso isterico sul lavoro e sui criteri aziendali. Mi dice che la tizia prima di me l'hanno cacciata. Eh. Perchè non lo dice. Chissene mi dico, cercano un architetto. Io ho bisogno di soldi e imparo in fretta. Prendimi capitano prendimi.
Mentre lui parla io mi guardo attorno nella tolda della nave incagliata a Borgaro Torinese, in quella fascia di territorio senza nome, piantato tra industriette e industrioni, tangenziale, campo nomadi, la stura e i qualche campo coltivato a smog. Nella tolda c'è una libreria chiusa a vetri, all'interno libri sul genere Clive Clusser e compagnia bella. Sono tutti belli nuovi. Mi salta agli occhi anche Faletti.
Adelpina.... taca la musica....
Sì, lo preferivo cabarettista.
Intanto il capitano parla ancora. Arriva anche il figlio. Si siede in silenzio. Avrà due o tre anni meno di me.
Verso le dieci mi chiede se posso fermarmi subito per cominciare la prova. Fino a fine gennaio in prova. Poi si vede che fare.
Per poco non mi scappa un "cazzo, sì capitano mio capitano. Mi fermo!" invece dico qualcosa come: "certo, come ritiene meglio, ah, ah, sì, ma naturalmente". Mi affida al figlio strigliandolo perchè è arrivato in ritardo. Lascio il capitano in tolda e seguo il figlio.

[continua...]
martedì, 05 dicembre 2006
Ma non sempre l'arrivo del Natale coincide con un'esplosione di buoni sentimenti.
Si può vederlo un pochino alla Tim Burton nel suo Nightmare Before Christmas con Jack Skeletron che fugge dalla città di Halloween per ficcarsi nella cittadina di Natale incasinando il tutto.
pic1Si può percepire come un periodo di maggior solitudine, farcito di tristezza. Vedere le altre persone che paiono allegre e spensierate, le lucine e gli addobbi dappertutto. Tralasciamo il fattore regali, la festa consumistica eccetera. Pensiamo un attimo alle feste natalizie di per sé. Emerge, più che in tutto il resto dell'anno, un senso di isolamento e nei peggiori casi di depressione.
Ci sono begli esempi letterari come Gozzano e Buzzati a sostenere il Natale come fonte di tristezza e solitudine. Gozzano in Un Natale a Ceylon viene preso da una struggente amarezza e Buzzati ne Lo strano Natale di Mr. Scrooge e altre storie e anche ne Il cane vuoto sembra individuare nel Natale un motivo per una denuncia dei mali della nostra società: consumismo, alienazione, solitudine.
Tutto nasce dal solstizio d'inverno, il 21 dicembre, giorno in cui, ogni anno le giornate cominciano ad  allungarsi, l'inverno è al suo massimo e da quel momento si comincia a fare posto all'avvento della primavera. Nell'antica roma i saturnali, per altri yule, per altri ancora la festa del sole. Per tutti, solo ultimi i cristiani, questo periodo è pregno di festività.
Eppure la tristezza incombe nonostante i prossimi baccanali e l'aria festante.
Lo vedi anche nelle persone che ti circondano, sono più inquiete e sembrano stranamente svogliate anche quelle più gioiose. Si dicono, molto letterariamente, "scazzati".
Coppie che si scoppiano, depressioni e altre tristi panzanate sono cose che mi circondano in questo momento.

Io, nel mio piccolo, me ne sto a guardare gli altri e mi godo il mio primo solstizio, Natale , yule o come cacchio volete chiamarlo nella casa che divido con il mio compagno, due cani e un gatto.
Sostengo gli amici in difficoltà per quanto mi è possibile e per il resto aspetto che tutto passi.
Come tutti gli anni.
Gli addobbi spariscono, i cenoni veglioni coglioni terminano, i panettoni marciscono negli stipi e tutto finisce.
Come tutti gli anni.