giovedì, 30 novembre 2006
Imbeccata dall'amico Falloppio voglio parlare di Sir Norman Foster.
Nato 71 anni fa nel Regno Unito è tra i più famosi architetti al mondo, è Lord dal 1999 e Baronetto dal 1990 e attualmente la sua Foster & Partners conta più di 500 dipendenti dislocati in sedi sparse in tutto il mondo. Insomma una superstar.
Uno di quei pochi privilegiati che vende anche gli scarabocchi che fa mentre telefona.
Però bisogna dire che ora è un privilegiato ma arriva dalla "working class".
Però bisogna dire che sono scarabocchi di alta, altissima qualità.
È considerato uno dei più grandi esponenti dell'architettura High-Tech che concepisce la costruzione come opera d'arte organizzata tecnicamente.
Ultimamente si è buttato sul sostenibile e sul risparmio energetico. Altro motivo di stima.
Ha ideato e costruito di tutto, la city hall di Londra, la cupola del Reichstag, il suppostone ooops volevo dire il 30 St Mary Axe, la stazione di Dresda, il viadotto di Millau e mille altre architetture incredibili.
Oltre a questo progetti urbanistici, masterplan e design di oggetti.

L'unico progetto in corso in italia è la nuova stazione di Firenze che si prevede finita per il 2010.
Che altro...
Ah sì.
Me cojoni.
lunedì, 27 novembre 2006
Uccidete la democrazia è il nuovo film di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, gli stessi che tempo fa diedero nuova luce alla vicenda di Berlusconi con il film Quando c'era Silvio.
Ecco, ci sono stati numerosi articoli e il polverone è ancora alzato, speriamo che qualcosa si profili in mezzo a questa polvere, che non si depositi semplicemente su tutto.
L'ultimo film pone in discussione i risultati elettorali, ci comunica che è possibile che " tu vai a votare e io scelgo", ci dice che il crollo del numero delle schede bianche è assolutamente anomalo, ci dice che è davvero semplice creare un programma informatico per manipolare i dati elettorali.
E' informazione, assolutamente di parte, ma informazione. Se potete, guardatelo.
Potete comprarlo in edicola oppure sul sito, oppure molto comunisticamente, affidarvi al mulo, o ancora vederlo nelle proiezioni pubbliche.
Insomma.
In un modo o nell'altro.
Potete guardarlo. Dovete!!
Buona settimana poco democratica.
lunedì, 20 novembre 2006
Stamattina mi sono ritrovata, ad un anno e passa dalla mia laurea, seduta nei banchi dell'aula 6 del Castello del Valentino. Ed è stato strano. Ho incontrato persone che frequentavano con me e altre del corso prima del mio, tutti conosciuti. Eravamo tanti per pochi posti. Le speranze sono altrettanto poche, i temi erano abbastanza difficili ed io non ho potuto fare altro che inventarmi quattro cagate da scrivere. Ma si sa, tentare non nuoce. Ma non è stata questa la cosa strana.
Strano era ritrovare il luogo e le persone a distanza di tempo. Dall'aula accanto, che l'amico Tolove ha ben fotografato, si sente la voce tonante di un professore che riconosco al volo. Addirittura un applauso segna la fine della folle lezione, togliendomi ogni dubbio sulla sua identità. Malinconia ma di quella buona. Come per il colesterolo, c'è anche quello buono.
E in più la totale incapacità di scrivere a mano. Terribile.
Dopo poche righe sento male al braccio e guardando il risultato sembra una orrida accozzaglia di segni simili più alla stenografia che alla scrittura.
Eppure so di aver scritto per l'equivalente di migliaia di chilometri, non so quantificare, forse milioni. Ora non quasi più in grado, il callo dello scrittore è sparito, in sua vece è venuto il dolorino da mouse alla spalla destra. Ma non è per nulla la stessa cosa.
Potrei dire di essermi sentita vecchia ma mentirei. E' stato uno di quei rari giorni in cui mi sono sentita cresciuta, grande, matura e forse, che poi sarebbe ben l'ora, adulta.
Tanto adulta che stasera mi metterò a giocare, come al solito, al mio MMORPG sparando cazzate, uccidendo stupidi mostriciattolini con il mio personaggio e con i quattro amici che incontro lì.
Però è stato bello finchè è durato.


giovedì, 09 novembre 2006
Caro Federico Moccia,
credo di odiarti.
Non perchè hai preso per il naso milioni di adolescenti. Per loro è la giusta ora di rimbambirsi con questo genere di fregnacce, lo facevo anche io temo. Lo facevamo tutti temo. Sì, d'accordo.
No, io non sopporto il fatto che le mie coetanee quasi trentenni sbavino per questo genere di fregnacce. E sono certa che il tuo fan, caro Moccia, si nasconda fin nelle case di riposo. Ma come mai?
Cazzo. Ma non è possibile. E poi, l'uomo che parla di amori giovini e problematiche adolescenziali è nato nel 1963. Caspita. Complimenti.
Sarà memoria o fantasia. Sarà mica sfruttare un target di marketing? Ma faccio fatica a individuarlo. Perchè i tuoi fan sono di ogni tipo di persona. Cioè, uno dice caspita che bella persona questa, e quando meno te lo aspetti spunti tu a rovinare l'idillio. A questo punto rinuncio. Non c'è nulla da salvare.
Cognomi assonanti, odio parimenti. Muccino Moccia.
Il moccio da noi è il muco del naso.
Ecco. Per dire. Caro Moccia.
Poi dovresti essere incriminato come l'ideologo della scritta deficente sul muro. Una volta scrivevano solo MARIKA TI AMO oppure insulse siglette T.A.T. e simili.
Ora occupano interi palazzi per scrivere tutta sta robaccia: IO E TE TRE METRI SOPRA IL CIELO.
Che però, prontamente, può diventare 3msc nel caso il quinterno murario sia piccino.
Eh sì ecco:
"Improvvisamente la vede. Non crede ai suoi occhi. In alto, più in alto di tutte, sulla bianca colonna del ponte, una scritta domina le altre, incancellabile. È lì sul freddo marmo, azzurra come i suoi occhi, bella come l'ha sempre desiderata... [...] è lì, in alto, irraggiungibile. Lì dove solo gli innamorati arrivano: "io e te... Tre metri sopra il cielo".
Ma perchè una povera crista che l'adolescenza manco se la ricorda più di striscio deve subire tutto questo. Perchè? Eh, Moccia? Per il tuo tornaconto?
Fai così tu, Scamarcio e pure gli altri personaggi del libro/film, vi esiliate volontariamente in sud-america. Eh? Nuovo mercato. Vedrai. Lì la Pausini e Ramazzotti stravincono. Tiziano Ferro è idolatrato. Per te faranno ogni cosa. Vedrai.
Saluti.
P.S. Muccino, Moccia, Scamarcio, ma son nomi d'arte?
Di nuovo.
venerdì, 03 novembre 2006
Il sole caldissimo mi fa credere che non sia novembre. Mi picchia sul lato destro del corpo dall'orecchio al piede. Entra dal finestrino del pullman con tutta la forza che ha.
Sono scesa dalla metro alla fermata XVIII Dicembre, se non ci fosse scritto tra parentesi Porta Susa ammetto che non avrei saputo dove mi trovavo. Sono quei posti con i nomi veri e i nomi con i quali vengono chiamati. Piazza Carlina, Piazza Benefica, porta Susa, porta palazzo...
Ammetto, anche, che andare in metro a Torino mi inorgoglisce, nonostante sia una linea sola, nonostante sia corta.
Era ora. Era proprio ora.
E poi è una metro automatica, senza guidatore, la prima in italia fatta così. Uguale a quella che anni fa mi aveva tanto incuriosito a Parigi, la linea 14, la linea viola. L'avevo presa dalla gare saint-lazare. Quella stessa stazione immortalata da una splendida fotografia di Henry Cartier-Bresson.
In ogni modo, scesa dalla metro prendo il pullman con il sole dentro. Leggo la rivistina che mi sono comprata apposta e giungo alla mia fermata. Scendo.
E' circa mezzogiorno e mezza. Il sole è dritto in cielo. Tutto è terso. Perfettamente definito dalla luce. Scintillante.
Le montagne coronano il panorama in lontananza. Canticchio da sola "Nux Vomica" dei The Veils.
Mi vengono in mente altre immagini. Vengono evocate. Escono fuori. Non centrano nulla con quello che vedono i miei occhi scendendo dal pullman pieno di sole.
Una via di con il pavè in terra, marciapiedi piccoli e lastricati di pietre liscie. Paletti di delimitazione. Una vecchia bicicletta legata ad un palo sull'angolo a sinistra, la ruota anteriore piegata verso il muro. Come se il muro fosse lì per tenere ferma lei. Lei se no andrebbe. Poco oltre una via perpendicolare a quella della bici chiude la vista. Sono case alte ma non le vedo nella loro interezza. Vedo i primi due piani e poi non so. Si perde. Non so nemmeno se sia un'immagine reale oppure una mia aggregazione di ricordi e fantasia.
Ma mi convinco che sia una via vicino alla gare Saint Lazare a Parigi.
Mi capita, non spesso per mia fortuna, di scollegare tutto. Vado in stand by. Non vedo consciamente quello che mi capita attorno, se qualcuno è con me non ascolto quello che mi sta dicendo. E mi vengono queste immagini forti in testa.
Ultimamente mi capita sempre più sovente.
Di tutto questo mi rimane un pensiero fisso, inchiodato e conficcato, irremovibile.
Devo tornare a Parigi.
Già, devo tornare in pellegrinaggio. Perchè quando vado lì poi sto meglio per un bel pezzo. E' meglio dell'analista e costa anche meno.
Chissà che non trovi anche quella via con il pavè.
Comincio a risparmiare.
Felice fine settimana.