giovedì, 26 ottobre 2006
Qualche giorno fa ho deciso trulla trulla di andarmi a vedere "A Scanner darkly", tratto da "un oscuro scrutare" di Philip. K. Dick fatto con quello strano sistema che credo si chiami Rotoscope da Richard Linklater (Prima dell'alba, Before sunset ecc.) e bla bla bla,
insomma è un film che mi interessa, così cerco in rete il solito sitozzo con tutti i cinema turineis belli spiaccicati e comincio a leggere, in mille mila cinema danno in almeno una sala  "il diavolo veste prada",  altri sono rimasti bloccati ai "pirati dei caraibi" e altri mille mila danno "n io e napoleone".
Incredula ricontrollo, niente di niente, solo al Pathè del lingotto e all'UGC Citè di Moncalieri.

Uh, beh, allora al lingotto a quell'ora non ci arrivo, uhm è lontanissimo l'UCG di Moncalieri, poi è una supermegamultisala tu odi le supermegamultisala ecco perchè non ci sei mai andata. Eh!
 Non mi sono data retta, volevo vedere quel film e lo volevo vedere subito. Capricciosa e pedante che sono.
Parto alla volta di Muncalè, ci metto una vita, in scooter, tutto fermo, ritardo, mi ricorda il passeggero che tanto "in quei postacci c'è sempre dieci minuti abbondanti di pubblicità inutile". Giusto! La pubblicità... rabbrividisco ma niente può fermarmi dall'andare a vedere quel film.
Non ho mai visto il posto, solo da lontano dalla tangenziale, figuriamoci se son mai andata in un cinema a 16 sale a 20km da casa. Però dovevo vedere quel film! Comunque, giunta nell'area industriale di Moncalieri e non prima di aver inalato gas di scarico di camionazzi e aver mandato a cagare almeno mille guidatori incazzati perenni, cerco l'ingresso in quella specie di centro commerciale abominevole.  Trovo l'entrata del parcheggio ma non trovo il cinema. Non devo essere stata la sola a perdere la cognizione spazio-temporale perchè dopo pochi metri vedo un bellissmimo striscione plasticuso e chiaramento posticcio con una enorme freccia
==> Ingresso Multisala
Il centro commerciale 45° N dove è ospitato il multisala è enorme e orripilante. Se pensate inoltre al tema del film che si sta tentando di vedere le telecamere di sorveglianza e tutto il resto prendono tutta un'altra strada.
In mezzo corre una enorme riga che vorrebbe simboleggiare il 45° parallelo che passa per Moncalieri, e, pare, non è esattamente lì dove segnano i proprietari bensì a qualche migliaia di metri di distanza. Ma che importa suvvia. Son piccolezze. C'è anche una palestra immane con file e file di tapis roulant e una selva di macchinari, si vedono da fuori decine di figurini in completi da fitness che eseguono lo stesso esercizio. Orrore e ribrezzo.

Tutto sembra fresco di cantiere, cartelloni appiccicati nei negozi chiusi, prossima apertura. Bah,  dico tra me e me, io ricordo che l'inaugurazione è stata molto tempo fa. Bah, mi ridico. Ci sono un gruppo di quattro omini vestiti da pompieri con la scrittina "protezione incendi".  Uhm. Ulteriori dubbi.
Nonostante tutto si corre all'ingresso del multisala, mi guardo intorno e rabbrividisco, esplico i miei dubbi al compagno che con pazienza e perizia sopporta tutto questo, egli nella sua infinita saggezza mi espone un fantomatico problema: "già, che schifezza, ma... manca qualcosa in sto posto? Il Mc Donald con Ronald Mc Donald gigante non c'è?", cacchio ha ragione, no, impossibile in un posto tanto orrendo non può mancare, cerco a vista le due montagnole dorate e... le trovo, circa 20 metri più avanti in un altro abominevole tratto del centro commerciale.
Finalmente facciamo il biglietto, non c'è nessuno che non sia un dipendente e noi, ci perdiamo quasi subito e dopo qualche minuto di peregrinazioni nella torre di babele delle scale mobili, pop corn, sudori, imprecazioni, indicazioni, omini bigliettari e quant'altro, troviamo finalmente la sala 14, entriamo e...
MERAVIGLIA
STUPORE
non c'è anima viva all'interno della sala. Non mi è mai successo. Mai. Poche persone sì, ma proprio NESSUNO mai. Mi siedo, mi levo le scarpe e appoggio i piedi sul sedile davanti, wow! immediatamente si stoppa la pubblicità e mi godo il film.
E' bello, molto. Meno male.
La cassiera all'ingresso ci ha dato i biglietti e anche la riduzione "per la prossima volta" che non ci sarà e inoltre ci hanno anche fatto scegliere i posti numerati. In una sala vuota. "lo preferisce in alto centrale?"
Era seria. Giuro.
Era serissima.
lunedì, 23 ottobre 2006
Cronaca del dissestato viaggio estivo in Irlanda del cangiante Aenima e Paturnia.

2 agosto

Sarà stata la paura di mancare il check-in, sarà stato il ricordo dell'ultimo volo per Amsterdam, che per poco perdevamo, sarà stata la consapevolezza della distanza che separa il parcheggio remoto dall'aeroporto... fatto sta che siamo arrivati a Orio con mostruoso anticipo.
Non importa, siamo in ferie!
Sigaretta, caffettino, sigaretta, settimana enigmistica, sigaretta, qualche pagina del libro, sigaretta, mi chiarisco qualche dubbio dal dizionarietto ita-eng che mi sono comprato, sigaretta ed ecco che quasi senza rendercene conto  il check-in è aperto.
Ci mettiamo in coda ed intanto studiamo i compagni di viaggio, più per cercare di giustificare l'enorme quantitativo di bagagli che ci siamo portati dietro che altro.
"Ma sí, vedi che anche quella coppia ha due trolley, lo zaino ed una borsa..."
"Ma sí infatti... non abbiamo portato troppe cose."
"No, esatto... proprio non avrei saputo cosa escludere, le cose che ci siamo portati le mettiamo di sicuro."
"Già."

... non vorrei saltare già al 19 agosto, data di ritorno a casa, per fare un resoconto degli abiti utilizzati e di quelli che hanno solo fatto un viaggio in Irlanda, sballottati dentro un trolley, senza mai uscirne... spero che siano riusciti, attraverso le cerniere, a godersi almeno un poco di sana aria irish.

Ci siamo, tocca a noi. Carta d'identità pronta, email stampate, le porgo alla biondina bergamasca (spero che non siate di BG o che, comunque non vi offendiate, ma che brutta cadenza! Che brutta lingua!!!!) che però non afferra... ha lo sguardo perso e perplesso fisso sul terminale... ho un brutto presentimento. Si lascia sfuggire un "che cazzo succede?" ma non mi scandalizzo, anzi, vorrei dirlo uguale anche io, ma con tono diverso.
Guarda la collega mora, parimenti impanicata, che sta già chiudendo tutti i programmi e riavviando il pc. Lancio lo sguardo oltre e vedo diversi operatori della biglietteria in piedi. Tutto impallato.
Torno ad osservare il terminale della bergamasca mora e noto l'inconfondibile marchio: Windows 98... ora mi è tutto più chiaro.
Ma non importa, siamo in ferie!
Per fare un appunto: io lavoro in una ditta di informatica. Se da noi "cade" un server non causa alcun danno grave a nessuno. Eppure, in dieci minuti il problema è sicuramente risolto. Ebbene, sono crollati TUTTI i database della biglietteria di un aeroporto?! E dopo quaranta minuti circa ancora non si trovava nessuno al telefono. Finché, con somma disperazione delle giovini bergamasche in gonnella, viene loro comunicato di iniziare a fare i biglietti a mano.
Vabbeh, almeno noi siamo in ferie!
Salendo sull'aereo mi rendo velocemente conto che la mia prenotazione dei posti, con questo "piccolo" disguido, è andata a farsi benedire... forse si è imbarcata sul volo per Lourdes.

Alla fine, partiamo con due ore e 10 minuti di ritardo e la convinzione del "Non importa, siamo in ferie!" comincia a vacillare. Ci sostentiamo con piccoli orange juice a porzione singola (come direbbe Palahniuk) a pagamento.


Arriviamo di notte a Dublino. Sbrighiamo le formalità e ci avviamo verso la nostra mitica Panda nel parcheggione Hertz.
A Bergamo avevo caldo, pantaloncini e maniche corte. In aereo l'aria condizionata mi aveva già messo a dura prova... ma nulla poteva prepararci al gelido vento notturno d'agosto di Dublino. Prima di fumarci la sigarettinarilassamentodifinevolo estraiamo dalle valigie un paio di maglie.
Poi, giunti al pandino, dopo qualche girotondo, che poteva sembrare una danza propiziatoria, io e Paturnia riusciamo a sederci sul sedile giusto. Io alla guida, a destra e lei a sinistra. Sono confuso, spiazzato... cerco la cintura di sicurezza alla mia sinistra rischiando di accecare la mia compagna di viaggio. La chiave però si infila, ovviamente, comunque a destra. I pedali sono lí... un po' distanti tra loro, ma trovarli mi da sicurezza. Quasi mi fratturo le nocche sulla portiera cercando le marce con la mano destra. Poi, con ostentata sicumera, partiamo.
Dagli indecifrabili acuti versetti del passeggero, deduco che sto lambendo le macchine parcheggiate alla mia sinistra... ho preso con troppo entusiasmo le indicazioni di guida a sinistra. Ahhhh, sono agitatissimo. Il pandino curva più della mia, frena più della mia, la frizione reagisce meglio e tutto il mondo è rovesciatooo!
Mi rendo conto di essere un grave pericolo ma va tutto bene, imbocco la superstrada verso il centro di Dublino e pian piano la guida all'inglese acquista un senso. Diversa la storia quando si entra in città e vengo circondato da taxi, che però, per mia fortuna, reagiscono con pazienza e disinvoltura. Con un frullato di culo ed intuito raggiungiamo la zona dell'hotel. Si mette subito alla prova il mio inglese con una coppia, presumibilmente spagnola (ma a Dublino ci sono irlandesi?), ubriachissima che tra una chiacchiera ed un'altra e diverse alitate alcoliche dentro la macchina ci indicano una possibile via.
Infine troviamo la via del parcheggio vicino all'hotel. La imbocco e sono in pieno Temple Bar, me ne accorgo soprattutto quando un turista (sarà stato italiano, ci giurerei) seduto per terra vicino all'Oliver St. John Gogarty mi scaglia una bottiglia vuota sul vetro. Ma i blindati della Garda (la polizia irlandese) ci fanno un baffo alla Panda, che incassa e sorride. Siamo moralmente e fisicamente distrutti. Fa freddo, abbiamo ventimila bagagli a testa (ok, di meno... però sembravano tantissimi...) e non troviamo l'hotel, che deve essere lí, ma che comunque nessuno conosce. D'altronde anche i buttafuori probabilmente sono stranieri.
Reception ed infine ci trasciniamo in stanza... che non è niente male, con la vista sul Liffey. Era tardi, tipo le 3 di mattina, quindi presumo che siamo andati a dormire. Se, sfiniti, abbiamo girovagato per Temple Bar... io non lo ricordo.

Ora mi dovete perdonare. Gli intrepidi che sono giunti fino a questo punto, si renderanno forse conto che il poema letto finora descrive gli avvenimenti di poco più di mezza giornata facente parte di un viaggio lungo ben 18 giorni. Sono consapevole inoltre del fatto che potrebbe non interessarvi alcunché di quel che scrivo. Ma d'altra parte, io scrivo perché mi diverte, perché rivivo momenti per me unici e perché voglio condividerli con i miei amici. Poi, in fondo, Desmentera si è assunta le sue responsabilità quando mi ha chiesto di partecipare! ;)
Infine vi prometto di provare ad essere un poco più conciso e limitare il racconto a ciò che potrebbe risultare più interessante... ma sappiamo tutti che è una promessa vana. Una di quelle tipo "domani smetto...", "sí, mi metto a dieta..." oppure "ok, domani niente Guinness...".

3 agosto

Prima sveglia irlandese. Oggi si cammina... dove, non so.
Siamo in hotel, quindi niente breakfast inclusa. Io senza breakfast divento una belva, troviamo un posticino carino per mangiare qualcosa, non prettamente irish, ma almeno la gentil consorte può cibarsi come un homo continentalus. Io ho il mio primo approccio con il bacon mattutino... una figata. Giusto cosí, per preparare il mio fegato a giorni di fuoco.
Durante la colazione decidiamo le varie mete della giornata. Iniziamo dal Dublin Tourism Office cosí almeno ci facciamo un'idea dei prezzi e di dove andare, prendiamo qualche minimappa, qualche info, un milione di volantini e partiamo con il Trinity College. La sola idea di poter studiare qui mi fa venir voglia di laurearmi in qualsiasi cosa. Se trattasi di materia avente a che fare con la Guinness, meglio ancora.
Qualsiasi descrizione del luogo non gli renderebbe giustizia... sarebbe tutto tempo sprecato. In questo come in moltissimi altri siti visitati in queste vacanze, l'unico modo per capire è essere lí.
Visitiamo il parco e ci godiamo le pagine capolavoro del Book of Kells. Saliamo poi nella Long Room della Biblioteca del College e, non scherzo, mi sono commosso. Ho sempre avuto un debole per i libri antichi e per un certo tipo di biblioteche. Inoltre mio padre fa il rilegatore di libri e da piccolo passavo il tempo nel suo laboratorio tra vecchi libri, ago e filo, caratteri di piombo, odore di colla (no, non la sniffavo)...
Le foto, giuro, non rendono giustizia alle sensazioni provate camminandoci.
A contribuire alla mia commozione in questa sala si può vedere in una bacheca una splendida arpa che trasuda storia e musica.
(traduco io quindi non fate caso alla forma)
"L'arpa è la più antica d'Irlanda ad essere sopravissuta, ed è probabilmente risalente al XV secolo. In legno di quercia e salice con le corde in ottone. Come emblema dell'antica società bardica, questa è l'arpa che appare sulle monete irlandesi. L'attribuzione a Brian Boru, l'Alto Re d'Irlanda (morto nel 1014), è leggenda."

Pomeriggio ci spariamo la National Gallery, davvero interessante ma le gambe iniziano a fare giacomo giacomo (erano sei piani o ricordo male?). Si resiste fin davanti al General Post Office e al dirimpettaio Monument of Light.

Vagabondiamo per le strade, ogni tanto ci fermiamo per capire dove siamo. Leggiamo la guida. Siamo felici, un po' persi... direi... ebeti. Sì, ebeti rende l'idea, probabilmente Paturnia quando leggerà mi vorrà picchiare con un grosso randello, ma credo che l'ebetudine meglio descriva il nostro stato in quella giornata.
Mentre passeggiamo, in silenzio, guardandoci in giro, sbattacchiando qua e là, incrociamo un'altra coppia italiana con il nostro stesso sguardo.
Lei però, è folgorata sulla Grafton street, un bagliore di comprensione nei suoi occhi ebeti, ha come un fremito, si risveglia dal torpore per un attimo, abbraccia il ragazzo e gli dice

"Didiiiii! Siamo in Irlandaaaa!"

ed è stato come se lo dicesse a me.
Cazz... siamo in Irlanda?!
Sí, siamo in IRLANDAAAA!
Solo ora comincio a rendermene conto... meglio tardi che mai.

La piena consapevolezza giunse al primo sorso. Sera, Temple Bar, delirio, festa... anzi, craic, come lo chiamano loro. "A paint of Guinness, please". Ci mettono il tempo giusto a spinarla, tutti, non sbaglia nessuno, imparano da piccoli credo. L’Irlanda ha abolito la pena capitale nel 1990. Prima, secondo me, la davano a chi spinava male la guinness.
La mia espressione... avete presente quella di Kevin Spacey, in American Beauty, mentre osserva Mena Suvari nuda in un mare di petali di rosa? Ecco. Precisa. "Spec-ta-cu-lar."

Vado a dormire con tre o quattro pinte di Guinness in corpo ma sono in forma. Probabilmente le mie capacità di mimetizzazione mi hanno mutato. Il cangiante Aenima è cangiato nell'irish Aenima. Ok, non esageriamo.

4 agosto

Ecco, lo sapevo che avrei dovuto scrivere tutto subito. È passato cosí tanto tempo che fatico già a collocare i giorni e i luoghi visitati. Seguirò l'ordine delle foto, una mappa ad immagini.

Temple bar di mattina, tutta un'altra cosa, ma pur sempre un quartiere di grande fascino. Entriamo in un nonsocosa (bar, caffé... boh) e facciamo colazione e il cangiamento diventa definitivo: ordino full irish breakfast!
Per quanto "tradizionale" possa essere, ognuno ha la sua versione. Come prima irish breakfast mi arrivano due fettone di bacon, french toast, burro, uova strapazzate, patate fritte a cubetti con la cipolla... il tutto condito con cappuccino e succo d'arancia. Mi faccio schifo da solo, ma sono felice e mangio tutto provandoci proprio gusto! Paturnia è leggermente disgustata, ma mi lascia fare.

Oggi è nuovamente la volta della Grafton st. e delle traverse e parallele. Poi la Christ Church Cathedral, bellissima, con le sue macabre reliquie... il cuore di San Lorenzo O’Toole, il gatto e il topo mummificati trovati in una canna dell'organo, la cripta...

Ora si va al Dublin Castle (chi conosce Dublino capirà quanto contorti e casuali siano i nostri obiettivi, privi di una qualsiasi linearità spazio-temporale, ma che volete... si decideva al momento... ad istinto!).
Ci godiamo molto la visita guidata obbligatoria. Per fortuna c'è in italiano. Poi scopriamo che si tratta di una ragazza spagnola che conosce abbastanza bene la nostra lingua. Il risultato è divertente e piacevole. Infilava ovunque l'avverbio "concretamente", qualche s quà e là, alcuni problemi con gli ausiliari, ma lei è spiritosa ed alla fine risulta tutto comprensibile. Il castello è curioso ma, effettivamente, senza una guida che ti racconta tutti i retroscena di ogni oggetto e stanza, non credo varrebbe una visita.

A quest'ora non possiamo visitare più nulla, quindi in una sorta di metafora di Forrest Gump, se ti fermi sei morto, continuiamo a camminare e perlustriamo un bel (bello davvero!) centro commerciale sempre nei pressi della Grafton st..

Sera... riscopriamo Temple Bar, riscopro la Guinness...

Rileggendo mi accorgo che potrei fare la figura dell'alcolista. Per carità, non è che mi offenda, ma non vorrei si pensasse che stavamo per ore sul bancone di un pub a tracannare guinness senza fare altro! Cambiavamo pub, ascoltavamo musica, chiacchiere, guardavamo e ascoltavamo gli innumerevoli e mediamente eccezionali artisti di strada, si passeggiava, si osservavano le persone... e poi, sí, ogni tanto bevevo qualche pinta...

Di ritorno all'albergo incrociamo una coppia che attacca bottone. Una cosa fuori dal mondo in Italia, ma lí tutti parlano con tutti, ci si ferma per strada per scambiare due parole, per raccontarsi parte della propria vita, per fare conversazione. Questi due in particolare sono bellissimi, ma proprio tanto. Ci presentiamo ed iniziamo a parlare. Lui è franco-irlandese e si chiama Malachy. Ora, dovete sapere che in quasi ogni sito e ogni guida che tratti di Irlanda viene citato "Le Ceneri di Angela" libro e successivamente anche film di grande successo del quale, a dirla tutta, non conosco la trama. Fatto sta che Malachy è uno dei protagonisti. Alché io me ne esco con "Ahhh, Malachy... like the one of..." e non mi veniva Angela's Ashes... e lui mi interrompe dicendo "Don't say that fucking movie!! Don't say it!!" e capisco che non apprezza e che probabilmente sono la centomilionesima persona che glielo dice. Comunque due risate ancora e ci si divide. Lui bacia Paturnia ma io non bacio la bellissima perché ho paura di saltarle addosso e credo risulterebbe sconveniente... persino in Irlanda.

5 agosto

Dublinia, museo "interattivo" medievale, dove mi faccio scattare una foto con la chain mail in testa che d'ora in avanti sfodererò prima di ogni seduta di Dungeons & Dragons!
Poi St. Patrick Cathedral (bellaaaa) e si parte, per l'ignota Irlanda!
Scattiamo un'infinità di foto orribili col finestrino chiuso, ma i primi scorci di paesaggio irlandese ci affascinano troppo. Vorrei fotografare anche il guard rail! Vorrei scendere dall'auto e conoscere i nomi di ogni vacca pasturante ed assaporare con loro la verde erba irlandese. Ma la strada ci chiama e ci ricorda anche di stare a sinistra... ma non troppo!
Ci avviciniamo infine a Cork e alla prima esperienza di Bed & Breakfast irlandese. Decidiamo di provare a cercare un B&B fuori città per pagare meno e per goderci il panorama. Ci perdiamo in stradine di campagna e piccoli villaggi che sembrano essere casette vacanza (invidiaaaa). I bambini giocano felici nei prati e sulle stradine private. Imbocchiamo centottanta volte delle strade chiuse ed ogni volta dobbiamo ripassare davanti a due bambine che si improvvisano vigili urbani ed ogni volta ci intimano l'alt. Speriamo non vogliano dei soldi...
Il fascino delle case, dei paesaggi e delle strette vie alberate comincia a scemare, oppresso dalla stanchezza, dal fatto che sta diventando tardi e dal fatto che non riusciamo ad uscire da questo dedalo in cui non esistono B&B.
L'unica strada non provata è quella che porta a Cork, naturalmente.
In città, stessa storia, finché non imbocco una strada completamente a caso e mi fermo davanti ad un pub, dove mi indicano una via piena di B&B. Bastava chiedere. La troviamo questa via e troviamo anche la stanza, dopo qualche tentativo. Mi apre un signore anzianotto, che assomiglia terribilmente ad un attempato Mr. Been, ma con una vellutata e pacata voce da serial killer. La dinamica moglie, che mi fissa il tatuaggio con uno sguardo leggermente schifato, ci fa vedere la stanza. Accettiamo, è carinissima!
Mentre Paturnia si doccia io scendo e i fantastici vecchini mi invitano nel loro salotto a guardare la tv e fare conversazione. Mi da una mappa, il biglietto, mi spiega un paio di cose e poi si parte. Cork non è male, ci sono dei particolari affascinanti, ma, a dirla tutta, non restiamo abbagliati dalla sua bellezza. Girare per il centro la sera è divertente, ma il craic è contenuto. È che ci viene naturale confrontarlo con quello di Temple bar dove abbiamo passato le due sere precedenti e, ovviamente, non c'è paragone. Però ci si diverte!
A Cork fanno la Murphy's. Quindi a cena opto per lei. Ma mi portano una scura in un bicchiere della Guinness e mi vengono i dubbi. Il sapore mi pare diverso, ma potrei essere semplicemente condizionato... alla fine mi convinco di aver bevuto Murphy's e decido che la Guinness mi piace di più. Oh! Ogni tanto ci vuole una presa di posizione!

... continua... 
by StrangelAenima | commenti (7) | commenti (7)(popup)
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martedì, 17 ottobre 2006
Allora, è la terza volta che cerco di postare e giunta alla fine del post mi si incricca mozilla facendo perdere tutto. E' colpa mia d'accordo, dovrei mettermi a scrivere su qualcosa di più serio che un browser. Però cazzo che sfiga.

Ora sono imbestialita perchè era davvero bello (eh sì dai sono arrabbiata credetemi sulla parola) quello che avevo scritto (uffa basta con quella faccia incredula) ma se lo riscrivo ancora mi viene peggio e mi imbestialisco ancora di più. Quindi niente, vi faccio il sunto delle cose di cui volevo parlare, vi dico la cosa principale e tanti saluti:

- l'autunno
- fauna maschile e mezz'uomini del lunedì sera a Torino
- il cinema Massimo
- il museo nazionale del cinema

E poi, il film che, ho scoperto oggi, rappresenterà l'italia agli oscar. Nuovomondo di Emanuele Crialese. Grandissimo cinema e poesia fusa in una pellicola. Racconta una delle pagine più tragiche della storia italiana, la grande emigrazione che portò tanti nostri connazionali a cercare fortuna sulle sponde americane. Una storia che conosciamo quasi tutti per esperienza personale/familiare. Sfido a non avere avuto neanche un parente emigrato in un "nuovomondo", i piemontesi in quebec e argentina, dal sud negli stati uniti e in australia. Siamo andati ovunque. E ci siamo andati così come racconta Crialese.

In tre atti ci dice tutto senza mostrare quasi nulla. Verso un mondo nuovo in cui crescono alberi carichi di soldi e scorrono fiumi di latte. Un nuovo mondo che non vedremo mai, se non dagli occhi e dalle battute splendide del protagonista che si affaccia da una finestra ad Ellis island: "che sono quelli? torri? campanili?... saranno mica case?". Aggiungete due o tre scene da capolavoro e una storia d'amore eccezionale.  Frullate tutto e vi troverete a non poter assolutamente perdere questo film.
Poi, se non lo vedete e vince agli Oscar, non dite che non vi avevo avvertito.




 
martedì, 10 ottobre 2006
Grazie per la solidarietà espressa nei commenti al post precedente, qua si tiene duro. "Speriamo vada bene" ha detto un finanziere quando gli abbiamo consegnato una ulteriore lettera da mettere nel faldone che sarà sicuramente inventariato sotto "evasori fiscali pericolosissimi". Facciamo pena persino a loro. "Sa in effetti anche noi abbiamo visto persone senza televisore, molti libri ma niente tv, eh sa per scelta". Chissà se questi strani esseri che si cibano di libri hanno quattro occhi e si nascondono dalla luce.  Ma va va.
Intanto loro inviano il tutto all'agenzia delle entrate. Eh, sì, perchè c'è la dichiarazione dell'operatore "invisible man" rai che sostiene di aver consegnato la fantomatica lettera a TELEVISORE ACCESO.



Televisore che, primo non c'era e non c'è, secondo non avrebbe comunque potuto vederlo dal cortile che è stato il punto più vicino alla casa che abbia mai visto un operatore "invisible man" rai.  Avrà sentito lo stereo a palla? Avrà sentito le voci? Gli alieni? Non so, ma la tv no. Lo stereo è anche probabile eh. Ma nn si paga il canone per questo.  Canone... dunque: "in diritto, prestazione periodica, in denaro o in natura, data per il godimento di beni appartenenti ad altra persona". Caspita mandatemi di nuovo quell'operatore "invisible man" rai che lo pago in natura. A suon di mazzate sulle orecchie.
Così ora vedremo, intanto un paio di associazioni consumatori sostengono che il caso è piuttosto "peloso" vista la predetta dichiarazione dell'"invisible man". Insomma è la parola del cittadino contro quella dell'operatore superman. Ora ci arriverà la multa da pagare da 200 a 2000 euro. Da impugnare immediatamente. Dobbiamo fare ricorso e poi si vedrà. Quello che è certo è che da questa tasca non usciran soldi per pagare sta cosa. Questione di principio caspita.

Arrivederci alle prossime puntate, credo che passerà del tempo visto che la venuta dell'"invisible man" risale al 2004. Intanto, se vi va, la programmazione verterà su altri temi.
martedì, 03 ottobre 2006
Incredibile, ma vi giuro, è vero. In questa casa non c'è un televisore. No, non c'è. Ma mica per snobismo o cosa. Semplicemente non lo guardiamo molto e non si capiva perchè spendere soldi per una cosa inutile e inutilizzata. Così non l'abbiamo. E, tutto sommato, si sta benissimo.
Ora, la rai ci perseguita. Sostiene che noi la tv l'abbiamo. Sul questionario non è nemmeno contemplata l'ipotesi che un povero cristo non abbia "apparecchi radiotelevisivi". Così mandiamo raccomandata con le nostre ragioni, diciamo mesi e mesi fa. La rai continua la persecuzione, sostiene che un operatore ha verificato la presenza del televisore. L'unico operatore che abbiamo visto è stato una tizia l'anno scorso o forse due che è venuta dal cortile (stiamo al piano terra) e ha consegnato un foglietto con il fantomatico questionario. Salve e arrivederci.
Poi la rai si scoccia e chiede a mamma finanza di intervenire per sedare questi maledetti possessori di televisori. La finanza manda un foglio da compilare e consegnare entro 20gg, sempre non contemplata l'assenza di televisore. Ora, compilato e consegnato, ci viene detto che ci sanzioneranno. Perchè? Perchè la rai nella figura di un suo operatore ha stabilito che noi il televisore lo abbiamo. Così, ora, addirittura bisogna denunciare l'operatore fantomatico ( ma chi è?? DOVE MAI è VENUTO??) per falso in atto pubblico.
Sono anni che andiamo avanti. Certo tirano finchè uno non ne può più e paga. Ma vi sembra che si possa pagare una tassa di possesso su una cosa che non possediamo? Cioè è come se mi facessero pagare il superbollo per i SUV quando io ho solo un cazzo di scooter. Cioè, è proprio lo stesso.
Posterò gli aggiornamenti di questa fantastica ed avvincente storia.
Alla prossima puntata.

P.S. Se qualcuno notasse un ometto malefico alto qualche pollice e semitrasparente aggirarsi per casa non si agiti. E' un operatore rai.
martedì, 03 ottobre 2006
Ragazzi serve un click al giorno per il nostro amico Tolove!

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by Desmentera | commenti (3) | commenti (3)(popup)
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