mercoledì, 26 luglio 2006
Ora, vorrei capire, come diavolo è possibile che un gran numero di donne (e mi sa anche uomini) sia attratto da Silvio Muccino?

Egli è il sunto stesso della vittoria del nepotismo italiano, ecco cosa dice il suo sito in merito:
"La famiglia Muccino
...La sorella di Silvio, Laura Muccino si occupa di casting, il fratello Gabriele e'un famoso regista, il padre Luigi e' dirigente RAI. La madre Antonella Cappuccio e' una nota nonche' apprezzata pittrice. Il nonno e'stato macchinista del Cinema!"
Ma passiamo pure oltre, il baldo giovine, si inventa (!?!) attore e sceneggiatore già a 17 anni, poi prosegue divertendosi tra recitazione, sceneggiatura e addirittura regia.
Io non sarò una critica cinematografica ma Silvio Muccino non è che sappia recitare eh. Parla pizzicando non so quante lettere e ha una voce di merda. Silvio Muccino è, opinabilmente per carità, mediamente cesso. Ben aggiustato ma pur sempre mediamente cesso.
Mediamente nel senso che se fosse il ragazzo della porta accanto io e le mie amiche sceme di quando avevo 14 anni avremmo detto: "seee, carino, ha dei bei occhi ma il resto...".
Aggiustato perchè si è (oppure gli hanno) cucito addosso i panni del trasandato chich, del ricco che fa finta di essere povero, del radical. E giù donne che sbavano su questo qua e magari non sul loro vicino di casa che vale il doppio ma nessuno se lo caga. D'altronde mica è in tv quello lì. Invece l'altro, il fratello di, il figlio di, quello è fico.
Quello fico che va in moto e non porta niente con se.
A proposito, parte del mio odio verso Muccinino è derivato dallo spot vodafone. Sì, lo ammetto. Chiedo venia.
Quella musica odiosa, quelle parole, la spiaggia e lui mi irritano profondamente. Mi girano anche le balle che sia il mio gestore a pagarlo. Quindi fondamentalente lo pago io. Forse cambierò.
E dove vado, uh beh c'è l'altro fantastico spot con un altro figlio di. Quello che tenta di affogare. Peccato non ci riesca. Volendo però c'è quello con Aldo, Giovanni e Giacomo, Ri-anna e giames cacànde (ma chi cazzo è???).
Ma no suvvia.
"Voglia di tornare indietro?"
ma vaffanculo va.
Prova un po', dillo tu Muccinino: VAFFANCULO! Prova. Ecco lo sapevo, sputacchi sulle F e anche un pochino sulle V. 
"Quanto stai via?"
"Tanto sssshpero"
Bravo! Vattene, tu e l'happy hour.
"sei già dentro l'happy hour
vivere vivere costa la metà
quanto costa fare finta
di essere una star?"
Costa molto ma tanto paga papà.

Au revoir.
mercoledì, 19 luglio 2006


Cinque anni fa, il 20 luglio del 2001 moriva assurdamente Carlo Giuliani. Moriva per mano di un suo (quasi) coetaneo che brandiva un arma d'ordinanza.
Ricorderò per sempre gli accadimenti di quei giorni con una angoscia indicibile, io e il mio ragazzo non eravamo a Genova per una pura coincidenza, e forse anche per una fortuna sfacciata. Quell'anno eravamo riusciti a racimolare abbastanza soldi per andarcene qualche giorno al mare, eravamo partiti per la corsica intorno al 10 di luglio con l'idea di tornare e fermarsi a Genova per il G8.
Arrivammo in ritardo.
Giunti a Bastia incontrammo numerosi italiani che vociferavano di gravi incidenti a Genova. Corremmo subito ad acquistare un quotidiano ma le notizie erano ancora molto fumose, chiamammo casa e ci venne detto che la situazione a Genova era grave oltre ogni aspettativa e che c'erano numerosi feriti e la città sotto assedio. Non ci passate per nessun motivo. Restereste bloccati in autostrada per chissà quanto tempo.
Poi su di un quotidiano vedemmo la foto, quella che non riuscirò mai a cancellare dalla memoria. Una canottiera bianca, un passamontagna blu e sangue sull'asfalto. Un ragazzo come potevamo essere noi. Nato nel nostro stesso anno, 1978. Aveva 23 anni. Lui avrà per sempre 23 anni. Noi ora ne compiamo 28.
Pensavamo ai nostri amici che sicuramente sarebbero stati a Genova. Scoprimmo solo dopo che quasi nessuno di loro era riuscito ad arrivare in città.
Bisognava arrivare giorni prima per poter esserci, ci dissero dopo. Per poterci essere.
O per poterci morire.
Ricordo le lacrime e la rabbia, prima per non esserci stati, poi per le cose che venivano fuori una dopo l'altra. Le botte ai pacifisti, le torture di Bolzaneto, la scuola Diaz e, ovviamente, Carlo Giuliani.
Ricordo benissimo quel faccia di merda del ministro Scajola e le sue boiate.
Erano i primi atti del neo governo Berlusconi.
Eh, un'idea l'abbiamo avuta subito.
Tornammo a Torino, con qualche difficoltà, evitammo Genova e arrivammo in un atmosfera irreale, non si parlava d'altro. Pietra volata di qua, di là, il proiettile deviato, non è colpa nostra è colpa loro, sono stati i manifestanti, è stato investito ma era già morto. Anzi magari sono stati i black bloc. Forse addirittura Silvio direttamente dalla tavola imbandita nella zona rossa. Gente che diceva che avevano fatto bene ad ammazzarlo quel degenerato. Eccheccazzo lì era una guerra eh, mica lui era un santo.
Non sono mai riuscita a trovare le risposte a certe menate.
La verità dopo cinque lunghi anni è che in un modo o nell'altro, in piazza Alimonda a Genova fu ucciso un ragazzo di 23 anni, fu ucciso dalle forze di polizia. Con tutte le attenuanti del caso ma fu ucciso da un carabiniere di leva, Mario Placanica. Quello stesso carabiniere che non ha pagato nulla ma che tempo fa aveva ventilato l'ipotesi di candidarsi con An e che qualche tempo dopo ebbe uno strano incidente di macchina.
Un' affare all'italiana. Una porcheria all'italiana. La prima davvero grave in cui avessi l'età per capire. Gli anni di piombo non li ricordo ero troppo piccola. E neanche gli anni '80.
L'unica scelta è non dimenticare.
Ed io non lo farò.
Non dimenticherò lui ne tutte le altre vittime dello stato.
A cui aggiungo anche le vittime dei suicidi di stato. Non dimentico Sole e Baleno. E Pinelli. Preso da un raptus anarchico si gettò dalla finestra.
A volte vorrei non avere memoria. Come tanti altri italiani. Vorrei non sapere, non aver letto, non essermi informata. Vorrei non provare quei sentimenti quando vedo un carabiniere o un poliziotto. E soprattutto non vorrei avere quella foto stampata nella mente.
Quel sangue sull'asfalto.
Così rosso.



www.veritagiustizia.it
www.piazzacarlogiuliani.org



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lunedì, 17 luglio 2006
Sono stata bene, anzi benissimo al traffic festival di quest'anno, mi aspettavo grandi cose visti i nomi ed infatti così è stato. Per me è stato un crescendo, la sera dei Baustelle uscita per il gusto di prendere un pochino d'aria, la sera dopo manu chao ha già attentato alla mia immobilità di gambe, poi i Franz Ferdinand, assolutamente grandiosi, hanno eliminato anche quei pochi fermi alle ginocchia e alle caviglie. Saltellavo che era un piacere, sudavo come in un bagno turco e bevevo come una spugna le poche cose che passavano, birra, vino e qualche goccio d'acqua. Sabato infine sono arrivati



i miei preferiti, The strokes, preceduti da una noiosissima Joan as a police woman (magari era anche brava eh...) ed è stato il vero delirio. Saltello, zompetto e canto, strillo, urlo e applaudo. Sorrido cercando i miei amici spersi nella massa pogo-saltellante. Hanno fatto tutte le canzoni che volevo, Electricityscape, Ize of the world ecc. ecc. Casablancas a tratti non arrivava di voce, ma me lo aspettavo proprio così. A momenti non vedo neanche il palco per la selva di mani alzate che ho davanti. Siamo abbastanza vicini, siamo arrivati presto apposta. Vedo tutto bene, compreso il batterista italo-americano che è l'idolo acclamato dalla folla a gran voce. Chiude lui il concerto dicendo: "Forza Italia". Il povero Moretti non sa che oramai quell'espressione è bruciata, che ci è stata rubata.
Sudata all'inverosimile dopo la fine del concerto degli strokes ci siamo lentamente mossi verso una collinetta meno affollata di fianco al palco. Avete mai visto qualcuno strizzare una maglietta sudata e vedere le gocce?? E tante anche?? Ecco io...  ho visto cose che voi umani...*
Seduta lì sull'erba, o quello che rimaneva dell'erba che fu, mi sono resa conto di essere felice. E per me non è una cosa facile o frequente. L'aria fresca dopo la sauna, lo spazio per stendere le gambe,  persone che amo che ti guardano con occhi dalle pupille dilatate, i sorrisi sulle labbra.
Felice.
Volevo abbracciarli tutti, dirgli che gli voglio bene.
Dire a uno che lo ringrazio, ma lui lo sa, mi conosce da troppo per non sapere.
Dire a una che dopo soli due anni mi fido di lei e le voglio bene.
Dire a uno che gli devo molto, tra quel molto anche gli strokes.
Dire a due che nonostante la distanza sono sempre con me.
Felice.
Volevo abbracciarli tutti, dirgli che gli voglio bene.

Ma non l'ho fatto. Non ho detto niente e fatto niente. Magari hanno capito lo stesso. Magari lo leggeranno qua, anche se alcuni di loro non mi leggono. Magari la prossima volta che mi renderò conto di essere felice avrò le palle per dirglielo e per dirgli tutto il resto.

Felice.
Volevo abbracciarli tutti, dirgli che gli voglio bene.



*Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...
Unità NEXUS6 Roy Batty N6MAA10816 Ment.LEV A
lunedì, 10 luglio 2006
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domenica, 09 luglio 2006
http://farm.avocadolite.com/game.phtml

Si può! Per poco non mi viene una crisi epilettica per un giochino così....
ancora unaaaaaa!
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lunedì, 03 luglio 2006


Venerdì scorso alle 14 mi reco alla stazione di Torino Porta Nuova per prendere un treno per Alessandria dove mi aspetta un caro amico per poi andare insieme vicino a Carrù (CN) a prendere l'altro amico, nonchè possessore di casetta a Diano Marina, casetta che sarebbe stata l'ultima desiderata tappa del viaggio. Quindi sapevo che sarebbe stata lunga e dura, ma non così. Giunta alla stazione di corsa (quello colpa mia sono SEMPRE in ritardo) trovo nell'ordine:
1. biglietterie automatiche guaste
2. un coda terribile a quelle normali
3. gente delirante che corre di qua e di là
Presa dallo sconforto imperante nella zona e già pronta a perdere il maledetto treno vado dal giornalaio e compro un biglietto chilometrico. Ringalluzzita cerco di convalidarlo ma niente, non un aggeggino giallo che mi produca il suono agognato. Giro tutta porta nuova ma nulla. Interrogo uno con la camicia che sembra quella di un ferroviere e mi dice: "ah, beh, sì, lo faccia presente al personale di bordo, salga pure sul treno". Salgo sul treno, un Intercity. Cerco il "personale di bordo" senza trovarlo. Mi siedo vicino ad una porta che non si chiude e sbatte violentemente ad ogni curva. L'aria condizionata funziona.... troppo. Molti mettono mano alla valigia per mettersi qualcosa addosso. Mi rialzo per paura che il "personale di bordo" trovi me e mi multi. Incappo nel tizio vestito di verde con il cappello e gentilmente gli spiego il problema. Pago un piccolissimo supplemento (3,89 €...) e finalmente sono legalizzata. Nel frattempo sono praticamente arrivata. Ho speso quasi nove euro per fare circa 90 km. Facendo un complicatissimo calcolo sono 1€ ogni 10km. Eh beh. Trenitalia!
Scendo ad Alessandria all'incirca alle 15 e vengo investita da un calore opprimente, sul treno c'eran -20 perforza mi sembra di morire. E non sono la sola. Una anziana signora mi chiede aiuto perchè si sente male con quel caldo. La accompagno nel sottopasso e fino all'uscita dove la aspetta la figlia. Mi ringraziano entrambe e io, sudatissima, mi allontano. Becco il mio amico nel viale di fronte alla stazione. Sono contenta di vederlo. Mi obbliga ad andare a prendere un ghiacciolo artigianale, che lui chiama sorbetto, in un posto piuttosto lontano (non sarebbe lontano non ci fossero 40°gradi umidi).  Dopo una tappa al bancomat e poi "sorbetto", finalmente ci dirigiamo verso la macchina, parcheggiata lontanissima a causa delle striscie blu. Giungo alla macchina che non ho più una forma qualunque. Sono sciolta.
Partiamo, attraversiamo campi prima e colline poi, sbagliamo strada, finiamo a Barbaresco. Dovevamo passare da Barolo. Va be' sempre vino buono! Ci mettiamo un secolo ma giungiamo dal nostro amico. Sua madre ci offre da bere, oramai sono le sei e mezza. Dobbiamo sbrigarci o non riusciremo a vedere la partita dell'Italia (non è un mio problema ma ho comunque caldo). Ci congediamo e fuggiamo, l'amico1 fa guidare l'amico2 così facciamo prima. E' vero. Mille curve e mille colline. Verso il col di Nava. Altre mille curve. Sono seduta dietro e sono stanca. Mi viene la nausea. Sopporto. Verso le nove meno un quarto arriviamo a Diano. Televisione accesa e la partita comincia. Tutto prosegue bene fino al giorno dopo verso sera quando arrivano altri amici dell'amico2 che tra l'altro festeggia il compleanno. Mangiamo tardissimo, si susseguono numerose sfide a pinnacola dove io e l'amico1 diamo prova della nostra bravura. Alle ore 3 di notte decidono che vogliono andare a pescare visto che si erano attrezzati tutti e avevano regalato una canna all'amico2 per il compleanno. (all'amico2 la pesca non interessa, n.d.r.) Dobbiamo fare circa 3 km per arrivare allo scoglio desiderato. Io sono già stanca, abbiamo fatto quel tragitto anche la mattina, avanti e indietro sotto il sole, mi sono ustionata. Non mi va di rifarlo al buio. Odio la privatizzazione della spiaggia, non sopporto che si debba pagare per stare vicino al mare. Uno dei motivi per cui il mare in italia lo frequento poco. I BAGNI.
Comunque andiamo fino al cazzo di scoglio. Non sono capaci a pescare. Non pescano niente, passa circa un ora.  Sono le 4 e mezza quando decidono che non si prende niente. Torniamo indietro, lungo la strada completamente buia e deserta, giungiamo a casa alle 5 e un quarto più o meno. Mi sbatto nella branda. Gli altri 5 si spartiranno i due letti matrimoniali. Cazzi loro.  Si dimenticano di chiudere le imposte e quindi alle 6 e mezza avevo già il sole in faccia. Chiudono però le finestre per via del rumore e quindi si schiatta di caldo. Ci sarebbe il condizionatore ma non si può accendere perchè a qualcuno viene mal di gola. Non dormo per circa due ore. Mi abbiocco a tratti fino a mezzogiorno. Sono vestita. Non avevo il pigiama pensando di stare solo con amico1 e amico2. L'ustione alle spalle mi fa male.
Al pomeriggio ripartiamo. Col di Nava al contrario. Molliamo amico2, saluti, ci vediamo tra un paio di settimane per gli strokes. Io e amico uno ci dirigiamo verso Asti, mi dovrebbe mollare lì per prendere il treno. C'è coda ovunuque. Una tremenda dovuta ad un incidente in moto. Passando guardo la moto messa di lato, fa sempre molta impressione. Soprattutto a chi in moto ci va. E tanto anche.  Alle ore 19,55 giungo alla stazione di Asti e saluto amico1, lo chiamo al cellulare e lo faccio tornare indietro perchè ho dimenticato il portafoglio sul sedile dietro. Risaluto amico1 e entro. Mi accorgo subito del delirio anche qua. Le due biglietterie automatiche sono rotte. I due tizi allo sportello hanno una coda paurosa e per di più sono lentissimi come mi conferma una signora indigena avvezza alla stazione di Asti. Ci sarebbe un treno al 20,16 ma sono quasi certa di perderlo. Poi si scopre che è in ritardo di 10 minuti, mai stata così contenta per un ritardo del treno. Il ritando diventa di 15 minuti ed io sono ancora in coda. La signora indigena mi fa passare dopo che mi ha visto friggere per 20 minuti. Faccio il biglietto. Corro al binario. Il treno non arriva. O per la miseria. Arriva alle 20,35 con 20 min di ritardo. Salgo e mi siedo dove possibile, il treno viene da Roma ed è pieno di gente. Ascolto boiate dette da due ragazze che civettano con uno di Roma, ascolto la telefonata del dirimpettaio che assomiglia a Tremonti ma più simpatico. Deve avere un appuntamento con una donna, è educatissimo. Mi metto a leggere. Giungiamo alla stazione di Trofarello e il treno di ferma. Non avrebbe dovuto, ferma solo a Torino lingotto e Porta nuova. Grigi presagi si affollano nella mia mente. Come prevedo sono guai seri. Lo speaker informa che il treno è fermo a causa di un incidente alla stazione lingotto che non permette il transito dei treni. Cerco di non impazzire. Chiamo chi mi stava venendo a prendere per dirgli del ritardo. Non risponde. Alle 21,15 lo speaker avverte che siamo fermi a tempo INDEFINITO, fuggi fuggi generale. Scendo anche io, chiamo mia madre e le chiedo di venirmi a prendere. Sono ormai sul piazzale della stazione. Pieno di gente che si è fatta venire a raccattare da amici e parenti. C'è anche gente disperata che non sa dove andare ma preferiva quello a stare su un treno fermo a tempo indeterminato. Attendo qualche minuto poi sento in lontananza che il nostro treno sta ripartendo. Mi ributto dentro a capofitto in mezzo ad un marasma di gente che fa la stessa cosa. Delirio nel sottopasso con persone che strillano: "CHE BINARIOOOO????". Risalgo sullo stesso treno. Chiamo Mamma e le dico di lasciar stare (casa nostra e Trofarello sono agli antipodi). Riparte dopo poco. Fa qualche chilometro a passo d'uomo. Superiamo Moncalieri. Evvai. Arriviamo a Torino lingotto. Piena di treni fermi. Superiamo l'impasse e finalmente alle ore 21,45 con 50 minuti di ritardo arrivo a porta nuova. Trovo il mio ragazzo disperato che ha dimenticato il cellulare a casa (SEMPRE) e non sa dove diavolo sono finita. Mi porta al mio scooter. Mi dice:
"guido io?"
"NO! devo sfogarmi!"
Guido fino a casa, sono più stanca di quando son partita. La beffa delle beffe è che non posso neanche chiedere alcun tipo di rimborso perchè non avevo la prenotazione. Trenitalia!
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